In uscita il 4 agosto il terzo volume della collana Lost Tapes a cura di Livio Minafra

Prosegue la pubblicazione dei volumi del progetto Lost Tapes di Livio Minafra. E’ prevista, infatti il prossimo 4 agosto l’uscita del quarto cd biografico della collana che il pianista e docente del Conservatorio “N. Piccinni” di Bari, in coproduzione con l’etichetta Angapp Music, ha curato.


Un lavoro di restauro che, questa volta, ha acceso i riflettori sulla figura di Nunzio Iurilli, anch’egli finito far i grandi musicisti pugliesi dimenticati.
Nato a Giovinazzo il 27 agosto del 1928, aveva iniziato lo studio del clarinetto nella Scuola di Musica di Ruvo di Puglia, dapprima con Antonio Amenduni e poi col fratello Alessandro.

I primi racconti di Raffaele Magrone, musicista e nipote di Iurilli, individuano in Santino Tedone il compagno fin dal primissimo esordio, uno di fianco all’altro, in banda a Ruvo.
Avranno inciso sulla formazione musicale di Iurilli anche i racconti dei concerti dello stesso Tedone, allora quindicenne, con Bruno Giannini nel ’43 tra i campi alleati americani, nonché i primi ascolti jazz alla radio. Lo ritroviamo in orchestrine locali, tra té danzanti, veglioni e concerti di Carnevale, ma sempre ‘a mezzo servizio’, visto che i genitori erano contrari al fatto che Iurilli concepisse la musica come una professione e volevano che facesse il sarto.

La svolta si ebbe nel 1956, a causa dell’abbondante nevicata iniziata a metà febbraio. Tanta gente fu bloccata in casa per mesi, per cui Nunzio iniziò quel tipo di studio al sax che Leopardi avrebbe definito ‘matto e disperato’, trascrivendo interamente temi e soprattutto parti solistiche da alcuni dischi di jazz che si era procurato da amici di Molfetta. In particolare si focalizzò sul suono e sul fraseggio del tenorista californiano Stan Getz. Iniziò col clarinetto ma poi si concentrò su sax tenore e sulla voce. Lasciò Ruvo di Puglia e partì in cerca di fortuna. Stette fuori pressoché ininterrottamente per una decina d’anni, fino al 1967.

Il suo passaporto registra timbri di Siria, Libano, Iraq, Iran, Israele, Taiwan, Honk Hong e Giappone. Poi, sul finire degli anni ’60, stanco del lunghissimo peregrinare, decise di ritirarsi a Ruvo, appendendo letteralmente al chiodo il sax.

Il progetto firmato da Minafra nasce da un’idea del 2017, in seno al lavoro condotto per “Iazz Bann – Storie dimenticate di jazzisti che girarono il mondo” di cui è promotore lo stesso professore del Conservatorio.

Ad ispirarlo la voglia di portare sotto i riflettori una classe di sassofonisti jazz di Ruvo di Puglia.

Una ricerca che ha portato Livio Minafra a raccogliere video, foto, audio, interviste a protagonisti, sopravvissuti, eredi e persone vicine a questo mondo che fu al fine di realizzarne un DOCUFILM con la regia di Salvatore Magrone e LorenzoZitoli. Da qui, dato il buon numero di audio raccolti, Minafra ha pensato di creare una collana di cd biografici. Il progetto prevede la pubblicazione di altre uscite discografiche, nei prossimi mesi, dedicate ad altrettante significative figure del panorama jazzistico internazionale di cui la Puglia vanta i natali.

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